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Il conto economico previsionale e il calcolo del punto di pareggio

A questo punto, l’imprenditore dovrà iniziare a prevedere i ricavi, i costi e l’utile della sua attività. Ipotizzare i ricavi è certamente il compito più arduo. Questi, infatti, dipendono dal prezzo a cui si vende il proprio prodotto/servizio e dal numero dei clienti, un dato che deriva dall’analisi di mercato ma che può essere soggetto a margini di errore. Più semplice è quantificare i costi che si possono dividere in fissi e variabili. I primi sono costi non direttamente legati al fatturato. Si tratta di spese a cui l’imprenditore deve fare fronte indipendentemente dal volume di fatturato prodotto come per esempio, i costi del personale, quelli di affitto o quelli di ammortamento. I costi variabili dipendono dalla produzione e sono quindi ‘ancorati’ ai ricavi, considerato che si calcolano in percentuale sul prezzo di vendita di ciascun prodotto/servizio. Può trattarsi, per esempio, del costo delle materie prime o di quello relativo all’acquisto della merce. Il conto economico previsionale consente di stimare gli utili di gestione. Sono dati dalla differenza fra i ricavi e i costi, sia fissi sia variabili. Si tratta della cifra sulla quale occorrerà pagare le tasse. Il conto economico previsionale dovrebbe essere triennale, in modo da avere un quadro della vita della futura attività in uno scenario temporale più ampio.

Una volta effettuati il piano degli investimenti e il conto economico, è possibile procedere al calcolo del punto di pareggio per comprendere quale è il fatturato minimo necessario per arrivare a coprire i costi.

 

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