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Verificare la propria motivazione a fare impresa

Mettersi in proprio è una scelta di vita e gestire la propria impresa una sfida continua. Quasi nessun imprenditore, quando si accinge a dare avvio alla propria attività ne è pienamente consapevole. Le difficoltà e le soddisfazioni perciò, spesso, arrivano a sorpresa. E, mentre le seconde danno una grande spinta ad andare avanti, le prime costringono a una dura prova chi non è fortemente motivato. Sono diverse le spinte che animano l’imprenditore e quasi sempre ciascuno ne ha più di una. Ecco una rassegna delle più importanti:

  • crearsi un’opportunità di lavoro e di reddito in un mondo del lavoro in cui la precarietà occupazionale si fa sempre più presente
  • migliorare la propria situazione professionale quando il lavoro non soddisfa le proprie capacità e aspettative
  • essere padroni di se stessi; tenendo sempre ben presente che chi è spinto a creare un’impresa soltanto da questa motivazione dovrebbe, prima di affrontare il grande passo, riflettere sulle differenze e responsabilità fra lavoro dipendente e lavoro autonomo
  • crearsi un lavoro su misura delle proprie esigenze: è una motivazione prevalentemente femminile, tanto che sono previste precise politiche sia a livello di unione europea sia a livello nazionale, finalizzate ad incrementare la partecipazione delle donne al lavoro. Il lavoro autonomo aiuta ad avere una gestione più flessibile di un lavoro dipendente, ma costringe, a conti fatti, a lavorare di più
  • utilizzare risorse che già si possiedono: chi è spinto a intraprendere dal desiderio di sfruttare risorse già in suo possesso, indubbiamente parte con un grande vantaggio. Non solo perché ha una buona parte degli investimenti di avvio già coperta. Ma anche perché lo fa per scelta. La difficoltà, piuttosto, sta in una corretta gestione dell’iniziativa dal punto di vista economico.
  • trasformare un proprio interesse in opportunità di guadagno: bisogna mettere in conto, tuttavia, che quasi sempre, dopo 4/5 anni di dedizione assoluta, si comprende che un conto è coltivare un interesse, nel proprio tempo libero, un altro è averlo trasformato in mestiere.
  • proseguire l’attività di famiglia: tenendo conto però che un’azienda nata molti anni fa, per poter continuare a crescere deve trasformarsi, cambiare e adeguarsi alle diverse esigenze della clientela, fino ad assumere connotati completamente diversi rispetto al passato
  • soddisfare le proprie pulsioni ludiche: ci sono imprenditori che arrivano a lavorare anche 18 ore al giorno, senza avvertire la minima fatica. Con la maturità si passa obbligatoriamente attraverso una fase di verifica. Se si è trattato di imprenditori solipsisti, la loro azienda si disgrega ma mano che si allontanano. Se, invece, hanno giocato in squadra, insieme ad altri, la loro impresa continua a rimanere sul mercato e, magari, a crescere

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