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Intervista all'Assessore Berrino

Intervista a Giovanni Berrino assessore della Regione al Lavoro e politiche attive dell'occupazione, Trasporti, Rapporti con le organizzazioni sindacali, Promozione turistica e marketing territoriale, Organizzazione e personale, Tutela dei consumatori.

1.    Da più parti si inizia a parlare di timidi segnali di ripresa. Il Ministro del lavoro Poletti ha dichiarato che l'Italia sta, pian piano, uscendo dalla crisi. Secondo Lei anche in Liguria ci sono segnali di ripresa? Quali?
I dati più recenti sull'occupazione e sulle spese delle famiglie confermano il miglioramento complessivo, seppur lento e, a tratti ancora incerto, delle prospettive di crescita del Paese.
I dati Istat vedono, nel II trimestre di quest'anno, una disoccupazione stabile e un aumento degli occupati con un incoraggiante +0,8%, sia tra gli stranieri (+50 mila unità) sia tra gli italiani (+130 mila unità).
Del resto segnali di ripresa arrivano da tutta l'eurozona. Secondo Eurostat infatti lo scorso luglio il tasso dei senza lavoro era del 10.9%, il dato migliore degli ultimi tre anni.
In Liguria la situazione, per certi versi, è più complessa, perchè sul fronte dell'impresa permangono molte difficoltà.
Come nel resto dell’Italia, la disoccupazione in Liguria è in diminuzione in maniera più marcata rispetto al Nord Ovest con i disoccupati liguri che passano dalle 70mila unità del II trimestre 2014 alle 63mila del II trimestre 2015 (-10% contro il -5,4% del Nord Ovest), con una flessione significativa soprattutto della disoccupazione femminile.
Il II trimestre quindi sembrerebbe confortante rispetto a quanto accaduto nei trimestri precedenti anche se è ancora troppo presto per attribuire tali dinamiche ad un miglioramento dell’ancora fragilissimo trend economico.   
Sul fronte industriale poi in Liguria, il primo trimestre 2015 si chiude con un calo tendenziale delle imprese registrate (-0,4%) e attive (-0,7%), con un andamento peggiore quindi di quello registrato a livello nazionale.
Nella regione, allo stato attuale, sembrano infatti essere maggiormente in crisi proprio quei comparti più rilevanti per la nostra economia (manifatturiero, costruzioni, commercio, alloggio e ristorazione), mentre sembrano andare meglio altri rami di attività come l’immobiliare, attività scientifiche e tecniche, attività sportive, artistiche e di intrattenimento, che però hanno già mostrato andamenti più altalenanti nel corso degli anni.  
E' chiaro quindi che c'è ancora tanta strada da fare, ma la direzione è quella giusta, occorre dare fiducia alle imprese e creare loro le condizioni per lavorare, parlo ad esempio di infrastrutture e banda larga. Poi bisogna agire sulla leva fiscale e sulla sburocratizzazione e individuare un modello di sviluppo compatibile con il nostro territorio.

2.    Perdurano situazioni di grave crisi e il rischio di chiusure aziendali e delle conseguenti perdite di posti di lavoro è sotto gli occhi di tutti. Penso ad esempio alla situazione di Agnesi ad Imperia. Cosa si può fare oggi per intervenire in queste situazioni e per scongiurarne di nuove?
E' importante conoscere per tempo queste situazioni in modo da poter elaborare degli interventi prima che diventino irreversibili e per farlo è necessario uno stretto collegamento con lo sviluppo economico perché l’occupazione stabile e sicura è indissolubilmente legata alle prospettive produttive del territorio. Questo è un ruolo che può essere svolto solo a livello locale e che deve essere mantenuto e riconosciuto alle Regioni anche in un momento come questo in cui è in atto una forte spinta centralistica, che va bene per assicurare uniformità di procedure e di trattamenti a tutti i lavoratori, ma che si deve coniugare con una conoscenza delle singole realtà occupazionali ed economiche.
In specifico, sulla situazione di Agnesi posso dire che nell'incontro sul futuro del pastificio che si è svolto in Regione lo scorso 2 ottobre è emerso chiaramente l’intento dell’azienda di puntare sempre più sulle produzioni collaterali, mantenendo comunque due linee di produzione per la pasta e garantendo la produzione a Imperia almeno fino a fine giugno 2016, e l’occupazione fino al 31 dicembre 2016.
Dopo tale data i lavoratori in esubero saranno ricollocati. Da parte della regione l'impegno però continua per trovare una soluzione e vedere reimpiegati i dipendenti in esubero dell’indotto interno, per un totale di circa 150 persone.

3.    Quali crede che siano state le responsabilità politiche e imprenditoriali degli anni passati nel gestire queste situazioni?
Direi che la maggiore responsabilità politica che si può imputare a chi ha governato la nostra Regione negli ultimi anni va ricercata in una troppo consolidata inclinazione a tergiversare e indugiare nel prendere quelle decisioni e nel fare quelle scelte che avrebbero potuto contrastare le criticità legate al mondo del lavoro e avrebbero potuto dare risposte concrete a lavoratori ed imprenditori. Un immobilismo politico da cui discendono una serie di conseguenze, prima fra tutte la chiusura di aziende, molte della quali da tempo radicate nel nostro territorio, che ha determinato una stasi del mercato del lavoro nella nostra regione, aggravata dalle fughe dei giovani verso altre regioni o, ancor di più, verso l’estero. Una situazione di crisi che talvolta è stata acuita dalla tendenza di alcune realtà del mondo imprenditoriale a rapportarsi col mondo politico solo ed esclusivamente per “proteggere” i propri interessi.

4.    Assessore da pochi mesi ma certamente con un'agenda già molto fitta di impegni sul fronte lavoro ed occupazione. Quali sono le sue priorità?
Le mie priorità sono l’occupazione dei giovani e la ricollocazione degli over cinquanta, le due categorie che al momento vivono una situazione di maggiore difficoltà..
Per gli ultracinquantenni si dovrebbero avviare specifici piani di intervento dedicati con adeguate risorse a livello nazionale, sull’esempio di Garanzia Giovani.
Va inoltre sostanzialmente innovato il sistema dei Centri per l’Impiego sviluppando per la Liguria un nuovo modello organizzativo, tenendo conto del nuovo quadro di riferimento che si è delineato con il passaggio delle competenze di materia di Formazione Professionali alle Regioni e di quello che si verrà a delineare con l’istituzione della nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive e con l’estensione dei sistemi di accreditamento.

5.    Lei ha dichiarato, in una precedente intervista, di voler incontrare i segretari regionali dei sindacati per capire quali sono per loro le priorità della regione. I sindacati da parte loro, a livello nazionale chiedono, visto che di lavoro ce n'è poco, di ridurre gli orari di lavoro e rendere più flessibile l'età pensionabile in modo da favorire la staffetta generazionale. Lei cosa ne pensa?
Un’uscita flessibile dei lavoratori anziani dal mondo del lavoro è auspicabile e potrebbe senz’altro favorire l’ingresso dei giovani, ma è sostenibile a condizione che sia prevista anche a livello nazionale ed in un più ampio intervento di revisione del sistema pensionistico.
Al momento la legge di stabilità ha previsto la possibilità di aspettare la pensione lavorando in part time. Un sistema che è finalizzato ad accompagnare i lavoratori più anziani alla pensione in maniera attiva, lasciando spazio all’ingresso di un giovane.
La Regione può a sua volta favorire questo processo progettando interventi di trasmissione delle competenze tra giovani e anziani, soprattutto in settori o filiere caratterizzati da un elevato contenuto professionale della mansione svolta, come nel caso dei mestieri da conservare e tramandare.

6.    Una delle criticità della nostra regione è la disoccupazione giovanile. Quali azioni pensa di portare avanti?
Il Programma Garanzia per i Giovani in Liguria stanzia notevoli risorse a favore dell’occupazione giovanile e prevede un ampio ventaglio di interventi studiati apposta per promuovere l’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro. A distanza di circa un anno dall’avvio dei primi interventi e dell’avvio alle misure di oltre metà degli utenti previsti è opportuno analizzare criticamente i risultati fin qui raggiunti e riprogrammare le risorse e gli interventi in modo da dare un’opportunità, se non di lavoro, almeno formativa o di avvicinamento al mondo delle imprese ad ognuno dei giovani che ha aderito al Programma. Il Programma ha inoltre bisogno di essere rilanciato attraverso un Piano di Comunicazione più capillare e più fortemente sostenuto attraverso il coinvolgimento attivo del mondo delle imprese e della scuola.

7.    Qual'è la sua valutazione del programma nazionale Garanzia Giovani in cui è impegnata anche la Liguria?
Il Programma Garanzia Giovani costituisce un primo passo importante perché l’Unione Europea ed il Governo Italiano si sono resi conto che è indispensabile intervenire con misure straordinarie quando l’occupazione giovanile supera i livelli record del 40%. È molto significativo che, a differenza di altre nazioni che vedono gli interventi del Programma Europeo limitarsi solo ad alcune zone del loro territorio, l’Italia abbia invece un’applicazione generalizzata in tutte le Regioni con la solo esclusione della Provincia Autonoma di Bolzano. Di certo il Programma nazionale ha la grande ambizione di voler applicare regole uniformi su tutto il territorio nazionale e questo è in gran parte condivisibile, ma i sistemi gestionali devono poter garantire livelli di efficienza che consentano di accelerare la velocità degli interventi e non appesantirli con colli di bottiglia operativi, come ad esempio succede per quanto riguarda i pagamenti delle indennità di tirocinio da parte dell’INPS o per la difficoltà di comunicazione con il livello nazionale che non consente ad oggi di avere un flusso informativo aggiornato in tempo reale sui bonus assunzionali. Ciononostante ritengo che, con opportuni correttivi riguardanti soprattutto la verifica di efficacia reale degli interventi, il programma vada sostenuto e che sia opportuno estendere la modalità di intervento anche ad altre tipologie di lavoratori in particolare difficoltà a rientrare nel circuito produttivo.

8.    Parliamo di una notizia che arriva dall'estero. Per i giovani tra i 18 e i 21 anni che non hanno lavoro il Governo britannico ha annunciato che presto verranno attivati corsi di formazione obbligatori. Chi non partecipa perderà il diritto ai sussidi di disoccupazione. Lei cosa ne pensa?
Il nuovo Decreto legislativo, attuativo del Jobs Act, per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, si muove già in questa direzione.
Introduce infatti meccanismi di attivazione dei beneficiari di integrazioni salariali e condizionalità delle prestazioni: nello specifico, i lavoratori beneficiari di integrazioni salariali (cassa integrazione o fondi di solidarietà) per i quali è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50% dell’orario di lavoro nell’arco di un anno sono convocati dai centri per l’impiego per la stipula di un patto di servizio personalizzato. Questo patto di servizio, come previsto dall’altro decreto sulle politiche attive, è più leggero di quello rivolto ai disoccupati, ed è volto in primo luogo a fornire iniziative di formazione e riqualificazione, anche in concorso con le imprese e i fondi interprofessionali.

9.    Tra le misure che più spesso vengono adottate per favorire l'occupazione giovanile ci sono i tirocini e l'apprendistato. Lei cosa ne pensa?
Credo che i contratti a causa mista siano il modo privilegiato per l’ingresso dei giovani nel modo del lavoro: con 983 tirocini attivati sui 1.500 disponibili questa rappresenta senza ombra di dubbio la misura di maggior successo del Programma ligure della Garanzia Giovani. Un periodo di conoscenza reciproca, tutelato da un soggetto terzo, nel caso dei tirocini, che si fa garante di un corretto rapporto tra l’azienda ed il lavoratore rappresenta un’opportunità importante per i giovani che hanno così modo di farsi conoscere ed apprezzare.
Ritengo che lo sforzo compiuto dalla Regione Liguria per realizzare un sistema di gestione completo dei tirocini, dopo la fase iniziale di rodaggio, vada ora portato a compimento fornendo dati ed informazioni precise sull’impiego di questo strumento in modo da consentire ai decisori istituzionali di orientare conseguentemente le politiche del lavoro.

10.    La Regione ha stanziato 14 milioni di euro per la formazione professionale. Quali sono secondo lei i lavori che mancano in Liguria e quali i settori che offrono reali prospettive occupazionali oggi e in un prossimo futuro?
Io credo che, per quanto sia importante individuare mansioni o settori precisi che possono dare maggiori garanzie di occupazione, non si possa chiederead un giovane di scegliere il proprio percorso di studi rinunciando completamente alle proprie aspirazioni personali. Certo però occorre poter contare su di un sistema scientifico di conoscenza e di previsione dell’offerta lavorativa. In questa direzione ARSEL ha, su incarico della Regione, da diversi anni messo a disposizione sulla rete il “Laboratorio delle professioni”, uno strumento utilissimo di analisi dei lavori e dei settori maggiormente richiesti e che quindi possono offrire reali prospettive occupazionali.
Il Laboratorio, finanziato dall'FSE, è diviso in tre sezioni: una relativa alle assunzioni; una sugli esiti occupazionali  e una con approfondimenti qualitativi, con ricerche e documenti di approfondimento e strumenti di previsione sull’evoluzione delle professioni e del mercato del lavoro in Liguria.

11.    Chi si occupa di lavoro ha tra le sue priorità anche l'orientamento. Presto si terrà il consueto appuntamento con il Salone orientamenti. Lei cosa pensa del sistema orientamento della nostra regione? Considera importante che i giovani usufruiscano dei servizi di orientamento delle scuole e degli enti preposti prima di scegliere la scuola a cui iscriversi, la facoltà da frequentare o il lavoro della propria vita?
L'orientamento non può che essere una delle priorità di intervento di una Regione, come la nostra, che vuole lavorare seriamente per diminuire la disoccupazione giovanile e occuparsi del fenomeno tristemente famoso dei neet. Manifestazioni come il Salone vedono quindi coinvolti, in spirito di collaborazione, diversi assessorati che si occupano di lavoro, istruzione  e impresa.
Certamente però, sul fronte del lavoro, credo poi che vada valorizzata l'esperienza del Career day che, nei tre giorni della manifestazione, favorirà l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e che metterà nei prossimi giorni in relazione migliaia di giovani con le imprese del territorio. Un'occasione unica nel suo genere in Liguria.

12.    La Regione ha stanziato i fondi necessari alla prosecuzione delle attività dei Centri per l'Impiego fino alla fine di quest'anno. E dopo cosa ci si deve aspettare? Partirà una riforma del servizio di cui si parla da tempo?
I Centri per l’Impiego sono al cuore di un processo di riforma istituzionale che li sta modificando profondamente.
La Regione dovrà avviare, nell’anno di tempo offerto dalla programmazione comunitaria, una riflessione partecipata che le consenta di organizzare i nuovi servizi, sia in applicazione dello scenario delineato dalla riforma, sia dalle esigenze peculiari della nostra regione, che è caratterizzata da una composizione demografica del tutto particolare, da bacini del mercato del lavoro estremamente ridotti, da un continuo processo in atto di terziarizzazione e da settori quali quelli del turismo e dell’economia del mare che possono offrire opportunità molto promettenti per tutti coloro che sono alla ricerca di un lavoro.

13.    Guardando la nostra regione a volte si ha l'impressione che non abbia ancora ben chiara la sua vocazione. Ha avuto e ha una storia industriale importante, è porto centrale con traffico merci e passeggeri di grande rilevanza e vuole diventare meta turistica di eccellenza. Lei che ha la delega al lavoro, al turismo e ai trasporti forse può immaginare la Liguria di un prossimo futuro. Diciamo tra 4 anni.
La crisi che sta vivendo la nostra Regione impone scelte innovative sul lavoro, l’economia, la gestione della sanità, l’ambiente ed il territorio. Ma per rilanciare la Liguria occorre innanzitutto puntare sulle infrastrutture e realizzare quelle opere che sono strategiche per il nostro territorio: mi riferisco al terzo valico ma anche al potenziamento ferroviario delle nostre linee – nodo ferroviario di Genova Sampierdarena, raddoppio del Ponente e della Pontremolese.
Il sistema portuale ligure, con i suoi porti  di Genova, La Spezia e Savona-Vado, grazie alla sua posizione  strategica sull’asse che collega l’Italia con le principali aree industriali e commerciali del Centro e Nord Europa,  rappresenta il principale sistema portuale italiano ed uno dei più grandi di tutto il Mediterraneo; senza adeguati e competitivi collegamenti viari ferroviari  non  solo il sistema portuale ma tutta la vita economica e sociale della Liguria rischia la paralisi. Non dimentichiamo poi la forte sinergia che esiste tra infrastrutture, trasporti e turismo, e considerato che la Liguria ha una forte vocazione turistica grazie alle sue bellezze naturali, paesaggistiche ed artistiche, è fondamentale potenziare le infrastrutture e migliorare i trasporti per avere quelle ricadute positive nel settore del turismo, che possono diventare un formidabile volano di sviluppo del territorio, in grado di generare ricchezza e occupazione, favorire investimenti e valorizzare le risorse del nostro territorio, dalla costa fino all’entroterra.

A cura di Paola Castellazzo

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