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Come prepararsi al colloquio

Intanto, il colloquio di lavoro non è un esame. E’ un incontro nel corso del quale due o più persone (il candidato e i membri della commissione) si confrontano per verificare se il lavoro proposto è adeguato alle caratteristiche del candidato e se il candidato corrisponde al profilo elaborato dall’azienda.
E’ compito di un buon selezionatore fare anche l’interesse del candidato: sarebbe ben difficile, per lui, lavorare in un’azienda di cui non condivide i valori e gli obiettivi. Molto spesso, inoltre, alle selezioni, si presentano persone molto giovani e, quando è possibile, è compito del selezionatore dare un feedback al candidato per aiutarlo a comprendere meglio sia quali sono i suoi punti di forza e le sue aree di miglioramento, sia a capire le caratteristiche reali, non solo quelle percepite, del lavoro per cui ci si è presentati.

- Durante il colloquio
Di solito, il selezionatore cerca di mettere a proprio agio il candidato, anche perché sa benissimo che è in un momento di tensione ed è suo interesse valutarlo per come realmente è. Le prime domande sono quasi sempre aperte e molto generiche come, per esempio, ‘mi parli di sé’ oppure ‘per quale motivo si è proposto in questa azienda?’. Con le domande, il selezionatore valuta, in prima battuta, le motivazioni che spingono il candidato a proporsi per quella posizione e per quell’azienda. Molto spesso, vengono poste domande sulle precedenti esperienze professionali e di studio, sul rapporto che c’era fra i colleghi o i diretti superiori, sui motivi per i quali il rapporto di lavoro è stato interrotto, per quali aspetti l’attività lavorativa precedente era attraente e in quali, invece, poteva essere meno interessante. Se il candidato non ha mai avuto precedenti esperienze professionali ed è molto giovane, è facile gli si chieda di spiegare come trascorre il suo tempo libero, quali sono i suoi interessi, che cosa legge, che cosa lo ha colpito nell’ultimo libro che ha letto o nell’ultimo film che ha visto. Possibile anche che vengano chiesti quali sono, secondo il candidato, le caratteristiche personali necessarie per il ruolo proposto e quali pensa siano i suoi punti di forza e di debolezza in relazione a esso. Di solito si indagano anche alcune caratteristiche personali del candidato, come, per esempio, quali sono le qualità che apprezza o non apprezza negli altri, come lo vedono gli altri, come si vede nel suo futuro, che cosa si aspetta dal suo lavoro, a che cosa è disponibile a rinunciare per il suo lavoro.

- E dopo?
E’ possibile scriversi le domande che sono state poste e le risposte fornite, riflettendo sul tono utilizzato e sugli esempi fatti, cercando di darsi una valutazione critica. E’ utile per crescere e capire in che cosa è possibile migliorarsi all’eventuale prossimo colloquio nella stessa azienda – al primo ne può seguire un secondo – o presso un’altra azienda. In ogni caso, pensare che i giochi fossero già fatti in precedenza e che sono stati scelti i raccomandati è un modo per deresponsabilizzarsi, banalizzare l’esperienza del colloquio, attribuire a cause esterne il proprio piccolo fallimento e non riuscire a considerare l’incontro come un effettivo stimolo di crescita e di sviluppo.

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