logo unione europea logo governo italiano logo regione liguria Il sito della Regione Liguria dedicato al mondo del lavoro

Il sito di Regione Liguria per il lavoro - Area Cittadino

Apprendimento permanente e sistema territoriale integrato

La Commissione Europea definisce l'apprendimento permanente come “qualsiasi attività di apprendimento avviata in qualsiasi momento della vita, volta a migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica, sociale e/o occupazionale”. Già dal novembre del 2006, con Decisione n. 1720/2006, il Parlamento e il Consiglio europeo hanno istituito uno specifico programma sull'apprendimento permanente. Gli Stati membri sono stati sollecitati ad adottare strategie e programmi che traducano in realtà i principi dell'apprendimento permanente e delle sue modalità.

In Italia si parla in maniera esplicita di apprendimento permanente solo con la Legge di riforma del mercato del lavoro n. 92/2012, dove per la prima volta si ribalta la prospettiva della centralità dei servizi a favore della centralità della persona e del suo diritto all'apprendimento in ogni fase della vita.

L'Intesa approvata in Conferenza unificata nel dicembre del 2012 riguarda “le politiche per l'AP e gli indirizzi per l'individuazione dei criteri generali e le priorità di promozione e il sostegno per la realizzazione delle reti territoriali”. In questo senso si delineano gli obiettivi della policy (efficacia politiche attive, integrazione dei servizi, potenziamento azioni e strutturazione di un sistema nazionale di orientamento permanente) e le priorità che prevedono l'ampliamento della platea dei soggetti coinvolti, il potenziamento delle attività, lo sviluppo delle competenze, l'ampliamento all'accesso e il miglioramento della pertinenza dei sistemi di istruzione e formazione al mercato del lavoro.

Obiettivi e priorità che mettono in luce le carenze del nostro sistema che quindi individuano chiaramente i temi urgenti su cui operare: le reti territoriali dei servizi come ossatura del sistema di apprendimento permanete; l'orientamento permanente; il sistema di individuazione e validazione degli apprendimenti e di certificazione delle competenze; un sistema informativo ai fini del monitoraggio, della valutazione, della tracciabilità.

Pertanto il sistema dell'apprendimento permanente si riferisce e comprende gli ambiti di apprendimento formale, non formale informale. L'intesa definisce e istituisce anche il Tavolo interistituzionale con funzione di raccordo e di monitoraggio degli interventi previsti, che si articola in gruppi tecnici di lavoro. In occasione della riunione del Tavolo, (maggio del 2013), il Coordinamento della IX Commissione ha approvato un piano di lavoro che ha definito due finalità: la definizione del sistema nazionale AP e la garanzia della coerenza delle elaborazioni e dei risultati dei gruppi tecnici di lavoro

Riunioni tavolo tecnico apprendimento non formale
La I riunione del Tavolo tecnico dell'apprendimento non formale si è svolta il 31 marzo nella sede della Regione Liguria, in piazza De Ferrari, alla presenza dell'Assessore regionale all'Istruzione e formazione e al Bilancio Sergio Rossetti e dell'Assessore regionale alle politiche sociali Lorena Rambaudi. Una prima riunione nata dalla necessità di far dialogare i diversi soggetti che si occupano di apprendimento permanente non formale e di individuare le necessità e le linee di lavoro. “In Italia da un punto di vista culturale sono centinaia le iniziative messe in campo ogni giorno non riconosciute e prive quindi delle relative certificazioni delle competenze- ha spiegato l'assessore Rossetti- Tuttavia le competenze “non formali” devono diventare spendibili nel mondo del lavoro. Bisogna continuare a lavorare affinché siano riconosciute a livello italiano e all'interno del quadro europeo”.

Se dall'Intesa sull'apprendimento permanente del 2012 è stata fatta tanta strada per creare momenti di confronto sulle diverse modalità di apprendimento: formale, non formale e informale, è anche vero che tanto resta da fare, in primis “un censimento delle realtà esistenti (fatto tramite un'articolata intervista che possa metterne in luce caratteristiche, potenzialità e difficoltà)- ha spiegato Furio Truzzi, coordinatore del Tavolo tecnico- l'avvio di un processo di accreditamento e di un ragionamento sulla realizzazione e sull'uso del libretto formativo come strumento importante in vista della certificazione delle competenze”.

“Certificare le competenze per noi sarebbe un'opportunità- ha sottolineato Cristina Torrisi, responsabile per l'Università popolare Don Orione- I tanti ragazzi che frequentano i nostri corsi potrebbero spendersi le competenze acquisite sul posto di lavoro”. Stessa valutazione positiva anche dall'Università popolare Età libera- Uniauser che, con Umberto Marcianisi, ha sottolineato come “un buon risultato sarebbe quello di valorizzare e far conoscere quello che già c'è e opera sul territorio, anche perché queste realtà coinvolgono migliaia di persone di tutte le età. Se riuscissimo ad aprire una finestra su questo mondo, a darle visibilità attraverso il censimento e l'iscrizione su un registro ad hoc per le associazioni che offrono processi formativi non formali sarebbe un ottimo punto di partenza per capire chi sono, cosa fanno e avviare poi una fase di accreditamento che porti al libretto formativo e alla certificazione delle competenze”.

Tante le buone prassi che è giusto valorizzare e i progetti in essere di cui discutere, “tra le attività che ad oggi stiamo portando avanti, nella cui efficacia crediamo molto, penso all'accordo stipulato da poco con l'Inps – ha spiegato l'assessore Rambaudi- che prevede che ci vengano indicati i nominativi delle persone prossime alla pensione così da poterle intercettare prima che termini il loro rapporto di lavoro. L'idea è quella di veicolare loro informazioni (volontariato, iniziative sul territorio...) per seguire e sostenere il passaggio al pensionamento, all'età libera e quindi all'invecchiamento attivo”.

Da tutti però emerge un'esigenza comune, molto sentita anche dai due assessorati coinvolti: “Vorrei che si aiutassero anche le realtà più piccole a crescere perché possono diventare un importante presidio sul territorio, culturale, sociale, aggregativo. D'altra parte è importante definire con chiarezza chi fa che cosa, e con quali competenze, valutando anche la qualità dei servizi, in un'ottica di rete e messa a sistema e valorizzazione dell'esistente”.

Ed è proprio sulla creazione di una rete regionale che si è ragionato nel successivo tavolo tecnico del 30 aprile. Tanti temi all'ordine del giorno, ma da tutti è stata più volte ribadita la necessità di avviare un censimento delle realtà operanti sul territorio regionale al fine di raccoglierne le specificità identificando “chi sono, quali azioni vengono svolte, il target di riferimento e le modalità” al fine di avviare successivamente una fase di accreditamento che porti al libretto formativo e alla certificazione delle competenze in accordo anche con quanto recentemente emerso durante gli incontri tra Coordinamento delle Regioni e Parti Sociali. Al fine di agevolare la creazione di una rete regionale si è ragionato insieme, sulla base delle diverse esperienze rappresentate, su quali aspetti sia fondamentale andare a rilevare nella prima fase di censimento e attraverso quali strutture esistenti (ad es. i distretti) veicolare tale richiesta per la valorizzazione di tutte le realtà territoriali che rappresentano presidi importanti sia dal punto di vista culturale che sociale e aggregativo.

Tutti i partecipanti al tavolo si sono quindi resi disponibili a ragionare sulla proposta elaborata dal Forum del Terzo settore (allegata in calce), utilizzandola come base di partenza per l'identificazione degli iter censuari. Gli elementi di riflessione evidenziati sono stati, innanzitutto l'importanza dello statuto, la stabilità temporale, la partecipazione a reti territoriali, possibili certificazioni e/o riconoscimenti istituzionali e la differenziazione di target (e target prevalente) sia per fasce d'età che per tipologia di utenza.

ARSEL Liguria si è assunta il compito di predisporre una bozza di censimento da discutere al tavolo del 3 Giugno.

Chi può entrare nella rete: requisiti e procedure
L’adesione delle Organizzazioni alle reti territoriali deve essere volontaria e riferita a soggetti formativi che assicurano alcuni requisiti minimi di stabilità e di qualità, quali ad es.:

  • requisiti organizzativi:
    1. iscrizione nei registri regionali delle Associazioni di promozione sociale, del volontariato e delle cooperative sociali, o altri simili (Enti per il servizio civile, etc);
    2. statuto dell’Associazione che preveda tra le finalità la promozione dell’accrescimento culturale e formativo dei cittadini e lo sviluppo della cultura della solidarietà;
    3. individuazione di un/a responsabile dell’offerta culturale e formativa;
    4. esperienza pluriennale nel settore della formazione non formale.
  • requisiti di qualità dell’offerta culturale e formativa:
    1. un'offerta che espliciti quali competenze i cittadini possono acquisire attraverso il percorso formativo, in particolare competenze chiave di cittadinanza (come declinate nelle norme relative all’obbligo di istruzione) e competenze professionali (come previste nel repertorio e nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali);
    2. competenze degli operatori educativi e dei docenti documentate tramite CV o autodichiarazioni, acquisite all’esterno e/o all'interno di un percorso promosso dai soggetti del Terzo settore;
    3. visibilità dell’offerta e accessibilità da parte di tutti i cittadini, anche svantaggiati, attraverso i necessari e opportuni interventi di accomodamento;
    4. attestazione su richiesta della frequenza dei percorsi formativi, per la possibilità di inserimento nel libretto formativo del cittadino;
    5. prevedere strumenti di autovalutazione dell’esperienza di apprendimento da parte del soggetto che fruisce del percorso di formazione.

Le Organizzazioni che richiedono di far parte delle reti territoriali per l’apprendimento permanente e ne hanno i requisiti, saranno iscritte in una sorta di Registro regionale delle organizzazioni per l’apprendimento non formale, previo Avviso regionale che inviti alla presentazione della domanda di iscrizione, nell’ambito delle procedure per la costruzione delle reti territoriali integrate. Ciò consentirebbe di rilevare l’offerta formativa non formale ed i relativi servizi per portarli a conoscenza dei cittadini e delle altre strutture pubbliche e private della rete, nonché potrebbe favorire il coinvolgimento delle Organizzazioni in progetti mirati che, in prospettiva, renderanno dinamica la rete territoriale, promuovendo sinergie, collaborazioni e risorse tra i soggetti dell’apprendimento formale, non formale, informale nei territori.

Per offrire informazioni e servizi nel miglior modo possibile,questo sito utilizza cookie tecnici e analitici.
Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli vedi la privacy policy.