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Giovedì, 04 Giugno 2015

Disturbi di apprendimento, di attenzione e bisogni educativi speciali

Disturbi di apprendimento, di attenzione e bisogni educativi speciali

Conoscerli meglio per affrontarli in maniera adeguata

 Parte prima

Sono sempre più diffusi fra i più piccoli e, a volte, trovano genitori e insegnanti impreparati ad affrontarli. Secondo i dati epidemiologici pubblicati sulla V edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association, i disturbi specifici dell’apprendimento (discalculia, dislessia e disgrafia) e il disturbo da deficit dell’attenzione con o senza iperattività hanno rispettivamente una diffusione del 5-15% e del 5%, fra i bambini in età scolare. Entrambi, se riconosciuti e trattati con progetti educativi e percorsi ad hoc che coinvolgono il bambino, gli insegnanti, i genitori e uno psicologo specializzato, possono essere ridotti ed avere un decorso ottimale. Spesso, tuttavia, per cause diverse, la diagnosi viene effettuata tardivamente e di conseguenza, i percorsi di sostegno e riabilitativi vengono spesso attivati quando ormai i disturbi si sono sedimentati, tanto da diventare causa di ulteriori difficoltà.

Come si manifestano i DSA
I disturbi specifici dell’apprendimento sono disturbi del neuro sviluppo, con un’origine biologica e si manifestano in bambini che hanno un normale quoziente intellettivo. Si caratterizzano per una persistente difficoltà di apprendimento delle abilità scolastiche, con esordio durante i primi anni della scuola. Possono riferirsi alla sfera della lettura (dislessia), della scrittura (disgrafia e disortografia) e del calcolo (discalculia) e possono anche ostacolare l’apprendimento di tutte le materie scolastiche, anche perché frequentemente coinvolgono funzioni chiave quali le capacità di attenzione e i processi di memoria. Per quanto riguarda la diagnosi, per la dislessia e la disgrafia, non può essere effettuata prima della fine del II anno della scuola primaria, per la discalculia del III.

… e i DDAI
Il disturbo da deficit dell’attenzione con o senza iperattività è caratterizzato da una persistente disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo del bambino che ne è affetto. Chi ne soffre effettua continue divagazioni rispetto ai compiti da svolgere, siano essi scolastici o di gioco, non riesce a perseverare in un’attività e non è in grado di organizzarsi. L’iperattività fa invece riferimento a una eccessiva attività motoria in momenti in cui non è appropriata. Deve comunque essere presente in due contesti differenti. Non solo, quindi a scuola, durante le lezioni. Ma anche in altri ambiti, come, per esempio, a casa. Può essere diagnosticata prima dei 12 anni.

I segnali precursori
Già nella scuola dell’infanzia si possono osservare particolari indicatori che consentono di prevedere il possibile manifestarsi del disturbo, motivo per cui sarebbe opportuno venissero fatti degli screening ancora prima che i bambini inizino a frequentare la scuola. Nel caso dei DSA i segnali più indicativi sono, per esempio, le difficoltà di orientamento spaziale e di lateralizzazione – il bambino, cioè, fa fatica a riconoscere la destra dalla sinistra – il non riuscire a fare giochi di rime e di ritmo. Possono inoltre essere presenti anche disturbi del linguaggio. Per il DDAI, i segnali precursori si concretizzano in ritardi nello sviluppo del linguaggio, motorio o sociale, nella bassa tolleranza alla frustrazione, nell’irritabilità o nell’umore labile. Molti genitori, inoltre, osservano un’eccessiva attività motoria già nei primi anni di vita del bambino anche se, prima dei 4 anni, i sintomi sono difficilmente distinguibili dai comportamenti normali che variano notevolmente da bambino a bambino.

A cura di Laura Barbasio

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